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BBC Films |
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Jane Campion |
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Bright Star
REGIA: Jane CampionSCENEGGIATURA: Jane CampionATTORI: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Paul Schneider, Thomas Sangster, Jonathan Aris, Samuel Barnett, Antonia Campbell-Hughes, Samuel Roukin, Roger Ashton-GriffithsFOTOGRAFIA: Greig FraserMONTAGGIO: Alexandre de FranceschiMUSICHE: Mark BradshawPRODUZIONE: BBC Films, Hopscotch Entertainment, Hopscotch Entertainment, Pathé Renn Productions, UK Film Council, Australian Film Finance CorporationDISTRIBUZIONE: 01 DistributionPAESE: Australia, Francia, Gran Bretagna 2009GENERE: DrammaticoDURATA: 120 MinMani veloci di donna eseguono ricami, uscendo con l’ago in verticale dall’alto verso il basso per comporre linee e contorni. Occhi malinconicamente neri di uomo si chinano giù verso il destino di un universo poetico racchiuso su un foglio bianco. E, intanto, sia l’uomo che la donna implorano il soccorso di un reciproco amore. Li separerà l’intemperanza del ceto economico e il sopraggiungere della morte sul limitare della gioventù. I protagonisti di un simile affetto acerbo e sconsolato non sono altro che il grande poeta inglese John Keats (Ben Wishaw) e una creatura dagli occhi ridenti, a cui le cronache attribuiscono il nome di Fanny Brawne (Abbie Cornish).
Tutto è già racchiuso nei libri di scuola (la tisi che colpì Keats e il suo decesso a Roma nel 1821), eppure questa intima sinfonia di due cuori muti scatena negli animi più sensibili un accenno di profonda commozione per la triste condizione umana. Impossibile vivere con distacco le risonanze esistenziali di due esseri che decidono di aprirsi vicendevolmente, non pensando alla gestualità meccanica del sesso. Di altro avviso l’amico di lui, Charles Brown, che risponde colpo su colpo all’amore platonico di Keats, seducendo una cameriera analfabeta.
Jane Campion si aggancia all’eclisse amorosa di due innamorati schivi, concludendo con aspetti di dolce esasperazione una parabola d’impotenza che preme e sovrasta. Presentato in concorso alla scorsa edizione del Festival Internazionale di Cannes, Bright Star mostra una specie di dimensione “cronachistica” sotto cui pulsa il regime cristallino di uno stile equilibrato.
Il film suggerisce allo spettatore l’idea di essere installato sulla sommità di una geometria realista, sebbene sia proprio il caso di approntare un’ulteriore valutazione che tenga conto pure del dinamismo cromatico di ogni singola inquadratura. La regista di Ritratto di signora, infatti, marca i corpi dei suoi eroi con rilievi e combinazioni di chiaro e scuro, proiettando sul paesaggio le metamorfosi caratteriali dei protagonisti. Il modello pittorico esaurisce quindi qualsiasi giudizio, dileggiando soprattutto chi se ne intende di quadri e dipinti. Spettacolare momento formale per l’occhio del pubblico è - senza alcun dubbio - quello concernente la passeggiata della giovane musa di Keats in un campo di lavande.
Oltre alle armonie del colore, le ragioni del successo di critica riscosso da Bright Star sono da ricercarsi nella molla dei dialoghi: pungenti, maliziosi, romantici e tanto tanto gravosi. Virtù espressiva derivata da un ritmo sciolto e passionale, che da sempre contraddistingue tutte le sceneggiature scritte di proprio pugno dalla Campion. A dispetto di quanto ci si aspetterebbe, il personaggio-cardine non è l’autore di Ode on a Grecian Urn, ma la stessa Fanny. In verità, l’annodamento dell’intrigo amoroso è un mezzo per fare indagine sulla casualità dell’arte, affinché venga risolta nella definizione di un magico divenire all’ennesima potenza.
Maria Cristina Caponi |